Magagnette GTT: riflessioni di un mediocre informatico

Il capo di gabinetto del comune di Torino viene beccato con le mani nella marmellata. Complice di merende il presidente di GTT, azienda locale dei trasporti. Pare che il primo abbia chiesto al secondo l’annullamento di una multa di un centinaio d’euro ad un amico, azione prontamente eseguita.

Quello che sembra un peccatuccio da grandeur evidenzia in realtà ben altro. Un controllore ha comminato una multa, che è stata registrata e catalogata con sistema cartaceo o informatico. Com’è materialmente possibile che sparisca? Ci sono dei dipendenti in GTT abilitati ad annullarne arbitrariamente una, senza che sia pagata, senza che il multato dimostri di essere un abbonato?

Dalla GTT non va licenziato solo il presidente, ma pure chi ha progettato un sistema così facilmente eludibile. Il primo perché ladro, il secondo perché incapace.

Come andrà invece a finire? Si risalirà di disonesto in disonesto, di poveretto in poveretto, fino all’ultima ruota del carro che avrà pigiato il bottone sulle pressioni del superiore. Il nuovo presidente GTT ringrazierà per il prezioso lavoro di epurazione delle mele marce. Tutto bene, ed arrivederci al prossimo scandalo.

La verità è quel “bottone”, nessuno avrebbe dovuto avere possibilità di premerlo. L’uomo ladro lo fa l’occasione, ed una direzione lungimirante le occasioni deve prevenirle. Il mondo del software ci insegna che per anni si è ritenuto sicuro ciò che era alla portata di pochi, mentre ora, con l’open source, la miglior sicurezza è la completa accessibilità dei sorgenti.

Chiara Appendino si mobiliti affinché i protocolli di GTT vengano resi pubblici. Solo così potremo davvero capire cos’è successo nella ditta e prevenire altre occasioni di ruberie e mistificazioni. Indipendentemente dalle mele marce pro-tempore

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